Autorità e Autorevolezza

AUTORITÀ E AUTOREVOLEZZA

 

GIULIO CESARE

Giulio Cesare

Una premessa è indispensabile.  Autorità e autorevolezza, contrariamente a come è di moda pensare oggi, non sono due “concetti” antagonisti, due “situazioni” contrapposte e antagoniste: una cattiva, malvagia, ingiusta e quindi da evitare, eliminare ecc. (ossia l’autorità) e una positiva, giusta e auspicabile.

In realtà entrambe, autorità e autorevolezza, sono modi di esercitare il potere (altro dato oggi demonizzato) un potere che sa essere esplicito, legittimo e quindi utile… anzi indispensabile.

Ognuno dei due “mezzi” esplica al meglio le proprie caratteristiche, quindi raggiunge al meglio il proprio scopo (permettere il sano esercizio del potere) in determinate condizioni e situazioni.

Ma c’è di più: non solo sono due “mezzi” non contrapposti ma sono strettamente imparentati, l’uno (l’autorevolezza) deriva, trae origine, dall’altro (l’autorità).

Può esistere insomma un’autorità senza autorevolezza (nel senso non per forza negativo di autorità ingiusta, ma molto più semplicemente, come si vedrà, di un’autorità che si esercita in una data situazione e verso dati soggetti tali che non serva o non sia possibile l’uso dell’autorevolezza) ma mai (nonostante le apparenze contrarie) un’autorevolezza senza autorità.

Il loro rapporto infatti è quasi filiale: l’autorità genera l’autorevolezza, quindi come è possibile che esista un individuo senza figli ma non un figlio senza genitori la prima può sussistere senza la seconda ma non viceversa. Ricordiamoci dunque che dietro ad ogni vera autorevolezza (ossia una autorevolezza che raggiunge davvero il suo scopo ossia è davvero un valido mezzo di esercizio del potere) deve sempre esserci la presenza, velata, indiretta, accennata o solo ricordata, dell’autorità. Ma veniamo a qualche spunto descrittivo.

L’autorevolezza deve tenere a bada creando induzioni morali, giocando sull’orgoglio, sulla stima ecc. ecc. ma mai, nemmeno velatamente, sulla minaccia e quindi tanto meno sull’impiego effettivo della forza fisica. Così, di converso, l’autorità è autorità anche quando l’uso della forza è solo minacciato ovvero solo lasciato (ma seriamente) intendere. Uno sguardo serio, accigliato, un fare brusco, un allontanamento fisico, un rifiuto accompagnato da un atto che lo rende materialmente effettivo, il togliere di mano un oggetto pericoloso, fermare con la forza un bimbo mentre corre verso la strada,  in genere ogni rigidezza che non cerca approvazione, comprensione, partecipazione ecc. ma vuole solo imporsi e ottenere lo scopo anche controvoglia (del soggetto “subente”) e che quindi in ultima analisi, che lasci sempre intendere che l’obiettivo sarà perseguito piaccia o non piaccia, per reali e giustificate motivazioni. L’autorevolezza dunque deve prescindere dall’uso della forza, l’autorità invece deve sempre far sì che sia tenuto presente e non deve mai escludere a priori il suo possibile impiego. Il caso di un autorità che non usa la forza non significa che non la voglia o possa usare ma solo che riesce a raggiungere lo scopo con la sua semplice anche velata minaccia: ma nessuna minaccia ha valore se si raggiunge la consapevolezza che chi minaccia non avrà poi la volontà e il coraggio di rendere effettivo e operante il comportamento (punizione, reazione ecc.) minacciato.

Pages: 1 2 3 4

I Commenti sono chiusi

Commenti recenti
    Archivi
    Categorie
    |