Romanzi e racconti

DIO TE NE RENDERÀ MERITO

Ottobre 2009. Ore 10.

E all’improvviso fu buio in tutta la casa.

 

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Oggi c’è il sole e un’aria frizzantina che mette il buon umore.

Appena esco dall’asilo di Lissaro, una suora mi viene incontro e mi chiede se per caso vado a Mestrino. Oh yea. Io sono di Mestrino.

Ma guarda la coincidenza. Le serve un passaggio perchè deve andare in farmacia.

Ma ben volentieri, madre. Venga, salga, si metta comoda.

Durante il tragitto in macchina (quattro chilometri, ma tanto traffico) chiacchieriamo del più e del meno. Mi chiede di me, della mia famiglia, quanti figli ho. Le racconto delle mie figlie.

Mi chiede come ho fatto con la piccola mentre la grande stava in ospedale.

Eh madre, mi sono arrangiata. Ci si arrangia madre, che si deve fare? Appoggia la sua mano sopra la mia che sta per scalare la marcia, me la stringe: “Vi ricorderò nelle mie preghiere”.

Mi dice che ho la faccia bella e che lei sa riconoscere gli angeli. Gulp! Stamattina la sinusite mi dà tanto l’aria di una cogliona, spero che non se ne sia accorta.

Mi dice che dal mio modo di parlare, dal tono della voce, dal modo di guardare e di sorridere, si capisce che sto vivendo bene i miei affanni.

Mentalmente la ringrazio. Se lei ha percepito questo, forse c’è ancora una speranza per me.

Parliamo ancora. Le chiedo come farà a tornare a Lissaro. Se vuole la aspetto fuori della farmacia e la riporto al paese.

Ma no, mi risponde sorridendo tranquilla e beata, io trovo sempre un angelo che mi dà un passaggio.

Allora penso che forse ha ragione lei a vivere così, ad affidarsi alla divina provvidenza.

Chiedi e ti sarà dato.

E’ vero, non siamo tutti Cristi o tutti Santi o tutti Angeli, ma ci siamo gli uni per gli altri e tanto basta.

Trovo che il suo modo semplice di vivere, senza affanno e senza pena, contenga una grande saggezza.

Forse è quella che manca ai più. E’ facile vivere senza pesi e orpelli inutili.

Parcheggio davanti la farmacia riservandole il trattamento che si riserva ad una regina.

Mi sorride con la sua faccia rubiconda. Mi chiede il nome. Marisa. Marisa e…? Marisa Saccon.

Un sorriso bello e sincero si apre sul suo viso tondo come la luna piena:

 Marisa Saccon, Dio te ne renderà merito“.

Volo tra le corsie del supermercato e mi sento leggera. Ci si sente sempre bene dopo aver fatto una buona azione.

Torna a casa ricaricata, piena di buoni propositi. Impasto velocemente la pasta per la pizza.

Farina, acqua tiepida dove sciolgo il lievito di birra, sale, un po’ di latte e poi metto tutto a depositare dentro una terrina e la copro con uno straccio umido.

Sono in anticipo sulla tabella di marcia e così affetto verza, patate e cipolle, aggiungo sale grosso e acqua e metto a bollire il tutto per preparare la minestra di riso e verza che mia figlia vuole per pranzo. La fiamma sul fornello scoppietta allegramente e io, soddisfatta, corro nello studio.

Non sono ancora le dieci. Accendo il pc e mi metto sotto. Ogni tanto rivedo il sorrido della  suora con la faccia tonda e sorridente e risento le sue parole. 

Marisa Saccon, Dio te ne renderà merito.

Le mie dita ticchettano sulla tastiera alla velocità della luce. Nel giro di mezz’ora scrivo migliaia e migliaia di battute. Il racconto per la redazione è bene avviato. Chi ben comincia, si sa, è a metà dell’opera.  

Nel silenzio delle stanze sento uno strano borbottio.

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